La Tunisia punta a ridisegnare i confini del proprio mercato oleicolo, avviando una complessa manovra diplomatica che guarda simultaneamente a Bruxelles, Washington e ai giganti emergenti dell’Asia e del Sud America. L’obiettivo dichiarato dal Ministro degli Esteri, Mohamed Ali Nafti, è ambizioso: raddoppiare, portando a 100.000 tonnellate annue il contingente di olio d’oliva esportabile verso l’Unione Europea in esenzione di dazio.
La sfida di Bruxelles
Intervenendo al Palazzo del Bardo durante una sessione plenaria, Nafti ha confermato l’intenzione di rivedere il quadro giuridico bilaterale con l’UE. Attualmente, il sistema di quote fissato dal regolamento 2016/1918 limita l’accesso a dazio zero a 57.600 tonnellate, con una gestione mensile che spesso penalizza la programmazione commerciale.
Ma la strategia tunisina non si ferma al Mediterraneo. Il governo ha aperto tavoli di confronto con gli Stati Uniti per una revisione dei dazi e guarda con crescente interesse all’Oriente. Negoziati sono in corso con l’Indonesia, mentre azioni di promozione massiccia interesseranno India, Giappone e Corea del Sud, mercati considerati cruciali per diversificare le destinazioni del “oro giallo” tunisino.
Le prime reazioni: “Si rischia una scelta suicida”
“Raddoppiare le importazioni a dazio zero di olio tunisino sarebbe l’ennesima scelta suicida di un’Unione Europea che ha evidentemente deciso di cancellare le proprie produzioni distintive e di qualità agricole, a partire da quella di olio d’oliva, favorendo un modello di mercato che spinge l’industria ad approvvigionarsi di prodotto estero a basso costo, spacciandolo come made in Italy fuori dall’Europa, invece di valorizzare l’olio italiano di qualità al giusto prezzo”. A denunciarlo sono Coldiretti e Unaprol nel commentare l’annuncio del Governo della Tunisia dell’avvio di negoziati con l’Ue per rafforzare il quadro giuridico bilaterale e portare a 100.000 tonnellate annue il contingente di esportazione agevolato.
Numeri record, ma il valore cala
I dati forniti da Onagri – l’organismo del settore olivicolo-oleario tunisimo – fotografano per la campagna 2024-2025 un comparto a due velocità:
- Volumi in impennata: 288.600 tonnellate esportate (+41,3% su base annua);
- Ricavi in frenata: -28,4% a causa di una drastica riduzione del prezzo medio globale.
L’Europa rimane il partner principale (assorbe il 58% dell’export, con Italia e Spagna in prima fila), seguita dal Nord America (26,3%).
La trappola dello sfuso
Il vero nodo strutturale resta però la valorizzazione. La stragrande maggioranza dell’olio tunisino varca i confini nazionali in vrac (sfuso), venendo spesso imbottigliato e rietichettato all’estero. Questo meccanismo impedisce ai produttori locali di trattenere il valore aggiunto lungo la filiera.
In vista di una stagione 2025-2026 che si preannuncia eccezionale sul piano produttivo, la sfida per Tunisi sarà doppia: da un lato, vincere la battaglia diplomatica per le quote; dall’altro, trasformare il volume in valore, incentivando l’export del prodotto confezionato per proteggere l’economia nazionale dalle oscillazioni dei prezzi internazionali.



















