Oliveti: tradizionali e intensivi possono convivere

Una ricerca del Crea tra recupero di areali e nuovi impianti
Tecnica e Ricerca
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“Il rilancio del settore olivicolo-oleario può passare attraverso l’impiego di diversi modelli colturali, che possono integrarsi l’uno con l’altro in modo da prevedere ‘olivicolture’ differenti, gestite con tecniche agronomiche coerenti rispetto al modello prescelto”.

Parole di Enrico Maria Lodolini, ricercatore del Crea e coordinatore di un progetto che si è posto l’obiettivo di recuperare il gap esistente tra l’olivicoltura italiana e quella degli altri Paesi concorrenti, offrendo ai produttori le conoscenze e le tecniche per una olivicoltura più moderna, competitiva e sostenibile. Nonostante l’eccellenza dell’olio nazionale, infatti, – è stato il ragionamento del Crea – il settore ha bisogno di essere rilanciato attraverso il rinnovamento, l’innovazione e l’ampliamento delle produzioni, con un approccio che tenga in giusto conto la variegata realtà olivicola. Tante le difficoltà segnalate dal Crea, dall’elevata polverizzazione delle proprietà (oltre il 60% sono piccole e medie imprese a conduzione familiare), alla collocazione in ambienti collinari più difficili per la meccanizzazione, alla predominanza degli oliveti tradizionali (circa i 3/4 del totale), con densità inadeguate, alberi spesso vecchi, grandi e/o con più fusti, spesso meno produttivi.

Il progetto si è incentrato, infatti, da un lato, sul recupero degli oliveti tradizionali in diversi areali italiani (Sicilia, Calabria, Puglia, Lazio e Umbria) e con le principali varietà locali (rispettivamente Nocellara del Belice, Carolea, Cima di Bitonto, Leccino e Moraiolo). Nel presentare i risultati, è stata evidenziata la possibilità di una ripresa dell’attività vegetativa e produttiva degli oliveti con tempistiche che dipendono dalla varietà e dalle specifiche condizioni pedo-climatiche e la riduzione graduale dei costi, grazie ad una gestione funzionale della potatura e ad una riduzione degli input esterni, a condizione che il suolo sia gestito in modo conservativo e con pratiche agroecologiche, in grado di incrementare la sostanza organica e la biodiversità e sostenere il recupero produttivo degli alberi.
Per quanto riguarda gli oliveti intensivi, invece, sono stati studiati il comportamento vegetativo e riproduttivo e l’adattabilità di alcune varietà di olivo italiane all’allevamento in parete in differenti condizioni pedo-climatiche, l’utilizzo di pratiche per forzare la crescita e la produzione in impianti giovani nonché l’impiego di strategie di potatura e di gestione dell’acqua. Si tratta di tecniche funzionali per controllare l’equilibrio vegetativo e riproduttivo, assicurando così produzioni costanti negli anni. I risultati mostrano che alcune varietà italiane possono adattarsi a modelli colturali ad alta o altissima densità.
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