Cercospora dell’olivo: biologia e difesa

Una malattia secondaria che oggi merita maggiore attenzione
Tecnica e Ricerca
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La cercospora dell’olivo (“cercospora leaf spot”, “repilo plomizo”), il cui nome scientifico è Pseudocercospora cladosporioides (Sacc.) U. Braun (syn. Cercospora cladosporioïdes Sacc.) fa parte delle crittogame dell’olivo, oltre ad essere agente di malattia di molte altre specie vegetali.

Un tempo considerata una malattia secondaria, tanto da essere gestita mediante trattamenti con sali di rame per contrastare il temuto occhio di pavone (Fusicladium oleagineum (Cast.) Ritschel e Brawn (= Spilocea oleaginea), che però allo stato attuale merita più attenzione.

Foto 1

I sintomi che si associano all’infezione sono, sulla pagina superiore, la comparsa di aree clorotiche, presto necrotiche mentre su quella inferiore si osservano tipiche macchie di tonalità grigiastra, dovute all’abbondante evasione per via stomatica delle strutture riproduttive del patogeno (Foto 1).

Nelle drupe verdi colpite i sintomi si presentano sottoforma di aree più o meni circolari, marroni, infossate, di circa 7 mm di diametro, mentre su quelle mature le lesioni si presentano sottoforma di aloni di colore giallo chiaro (foto 2).

In genere, la maggior parte delle foglie è destinata a cadere precocemente, ma il patogeno sopravvive in quelle colonizzate che permangono sulla pianta. Su tali foglie, in autunno, si registra la maggiore produzione di propaguli e le nuove infezioni si diffondono grazie alla liberazione delle spore a seguito delle piogge. Una volta avvenuta la penetrazione per via stomatica o per microlesioni, la colonizzazione procede più o meno lentamente e in estate si possono manifestare defogliazioni di varia intensità.

Foto 2

Diversi areali calabresi, maggiormente la provincia di Vibo Valentia e di Reggio di Calabria, a causa di un aumento dell’umidità relativa e probabilmente ad una maggiore suscettibilità genetica delle varietà coltivate, mostrano degli attacchi importanti che inevitabilmente causano massicce filloptosi che si ripercuotono sul potenziale deperimento e chiaramente sulle rese.

Nella foto 3 è riportata una forte defogliazione in un giovane uliveto cv. ottobratica.

In letteratura è riportato che i sali di rame, lo zolfo da soli o in miscela con fungicidi sistemici quali il difeconazolo, tebuconazolo e le strobilurine hanno dimostrato risultati interessanti nel controllo della malattia. I composti a base di rame sono da sempre tra i più utilizzati dagli agricoltori per il controllo delle crittogame dell’ulivo, dovuto principalmente al loro basso costo, persistenza e efficacia nell’inibire la germinazione dei conidi.

Alla luce delle nuove direttive europee sulla diminuzione dell’uso dei fitofarmaci urge trovare nuove soluzioni per il contrasto dei parassiti e patogeni, nonché strategie di gestione delle colture agrarie, le quali sono sempre più sottoposte ai danni derivanti dall’imperversare dei cambiamenti climatici.

Foto 3

Tra le strategie di mitigazione dei cambiamenti climatici e di protezione delle colture rientrano sicuramente le polveri di roccia (zeolite, caolino), l’interazione tra microrganismi (Bacillus subtilis, Trichoderma spp., ecc.), l’agricoltura 4.0, gli induttori di resistenza, ecc.

Nel lavoro di Vatrano et al. (2021) sono emersi risultati interessanti su un trial che ha valutato l’utilizzo della zeolite pura o in miscela con ossicloruro di rame nel controllo della cercospora dell’olivo. È stato dimostrato come nelle piante non trattate il 60% delle foglie analizzate presentasse i sintomi della malattia con una gravità pari al 34%. Invece, tutte le tesi con zeolite, somministrata sia in forma polverulenta che tradizionalmente mediante nebulizzatore (anche in mix con ossicloruro di rame), hanno limitato lo sviluppo della malattia.

La zeolite ha avuto un’efficacia variabile tra il 50 e il 75%. Anche il sale di rame è apparso ugualmente efficace garantendo una percentuale di efficacia pari al 42%.

La zeolite proprio per le sue caratteristiche chimico-fisiche, l’alta capacità di scambio cationico che le consente di assorbire notevoli quantità di acqua, risulta un coadiuvante sempre più interessante da inserire nei piani di lotta fitoiatrica.

References

Joaquín Romero, Arantxa Ávila, Carlos Agustí-Brisach , Luis F. Roca and Antonio Trapero. Evaluation of Fungicides and Management Strategies against Cercospora Leaf Spot of Olive Caused by Pseudocercospora cladosporioides. Agronomy 2020, 10, 271; doi:10.3390/agronomy10020271
Vatrano T., Bella P., Mirabile G., Conigliaro G. e Torta L. La zeolite per il controllo della cercosporiosi. Olivo e Olio 2/2021.

www.thomasvatrano.com

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Tags: cercospora, in evidenza, Vatrano

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