di Francesca Gambin e Roberta Ruggeri
Ufficio Economico AIPO
La fine di luglio porta il segnale atteso: l’inflazione rallenta, i tassi guida restano fermi e il quadro macroeconomico sembra più stabile. Questa stabilità, però, non si riflette sulla filiera dell’olio extra vergine d’oliva: i costi continuano a correre, le quotazioni dell’olio restano immobili e il mercato non dà segnali di ripartenza.
Con le olive in crescita, la campagna 2026/27 è ormai alle porte, ma tra gli olivicoltori circola una sola domanda: “con questo mercato bloccato, che valore avranno le olive tra ottanta o novanta giorni?”
Il nodo della filiera è la forbice che si è creata tra l’inflazione “al consumo”, che rallenta, e l’inflazione “a monte”, che continua a correre. Il prezzo dell’olio all’ingrosso non si muove, ma i costi che incidono sulla produzione e sulla trasformazione, come energia, trasporti, logistica, servizi tecnici e burocratici, restano elevati e in controtendenza. È una pressione che si accumula mese dopo mese e che rischia di riflettersi direttamente sul valore della materia prima.
Il timore degli olivicoltori è concreto: “il prezzo che verrà riconosciuto alle olive sarà coerente con i costi sostenuti durante l’anno?” Gli ultimi anni mostrano quanto il valore delle olive sia oscillante, tra il 2020 e il 2025 le olive da olio convenzionali hanno viaggiato tra i45/50euro al quintale, con punte nel 2024 e 2025 sino ai 90/130 euro al quintale. Il 2025 ha lasciato però un segnale che oggi pesa e che, forse, è stato sottovalutato, nelle settimane di novembre, in alcune piazze del Sud, alcune varietà non sono state nemmeno quotate, un segnale che già lasciava intravedere l’inizio di un mercato incerto.
La campagna 2026/27 potrebbe essere ancora più complessa, perché alla variabilità dei prezzi si aggiunge un fattore logistico e finanziario che molti operatori stanno iniziando a considerare con preoccupazione. Se i frantoi entreranno nel mese di ottobre con quantità significative di olio invenduto, molti non avranno lo spazio fisico, la liquidità o la convenienza per ritirare nuova materia prima.
Non si tratta solo delle strutture in difficoltà, anche i frantoi più solidi potrebbero scegliere di valutare gli acquisti per proteggere la stabilità economica delle proprie aziende. Un frantoio che ha ancora delle cisterne piene non può permettersi di aumentare il rischio, e un frantoio prudente trascina nella prudenza tutta la filiera.
È un equilibrio delicato, che influenza sia la capacità del sistema di remunerare in modo coerente i costi di produzione e sia di assorbire il raccolto in arrivo.
La filiera dell’olio entra, quindi, nella nuova stagione con grande cautela. I frantoiani stringono i freni sui costi, mentre gli olivicoltori non possono far altro che osservare l’evoluzione dei mercati, consapevoli che il valore delle olive dipenderà da un equilibrio ancora incerto tra disponibilità di prodotto, costi di trasformazione e dinamiche dei mercati globali.
Le prime settimane di ottobre, con il debutto dei nuovi extra vergini, saranno decisive per capire se la filiera troverà un nuovo equilibrio o se la prudenza continuerà a dominare anche la campagna in corso. Ottobre sarà, quindi, il mese della verità, quello in cui si capirà se la stabilizzazione del quadro economico riuscirà a tradursi in un prezzo delle olive coerente con i costi di produzione o se la filiera sarà costretta a una campagna di difesa.
La storia dell’olivicoltura italiana, però, insegna che le stagioni più difficili sono spesso quelle in cui la filiera ritrova compattezza, capacità di adattamento e nuove strategie: è su questa forza che olivicoltori e operatori possono contare mentre si avvicina la raccolta.
















