Un’esplosione delle scorte che accende i riflettori sulla sicurezza della filiera. Le giacenze di olio extravergine made in Italy nei magazzini pugliesi sono letteralmente decollate, passando dalle 7.029 tonnellate dello scorso anno alle 38.694 tonnellate registrate a fine settembre 2026. Un incremento record del 450,4% che rischia di trasformarsi in un boomerang per gli agricoltori, alla vigilia di una campagna olivicola cruciale per l’economia del territorio.
L’allarme Coldiretti: trasparenza e difesa del reddito

Il quadro è emerso con forza durante l’assemblea generale della filiera olivicola e olearia organizzata a Palo del Colle da Coldiretti Puglia e PugliaOlive. Al centro del dibattito, la necessità di blindare la trasparenza sulle origini del prodotto e di intensificare i controlli contro i trafficanti di olio.
L’obiettivo primario è evitare che le difficoltà commerciali a valle della filiera vengano scaricate sui frantoiani e sugli olivicoltori attraverso pressioni al ribasso sui prezzi o, peggio, la minaccia di un mancato ritiro delle olive. “Il dato delle giacenze non può diventare un alibi” avverte il presidente di Coldiretti Puglia, Alfonso Cavallo che aggiunge: “Alla vigilia della raccolta dobbiamo garantire il ritiro del prodotto, una remunerazione coerente con i costi e liquidità alle imprese sane”.
Il nodo del credito e il dialogo con le banche

“Il credito diventa decisivo proprio quando la filiera entra nella fase di maggiore fabbisogno finanziario” evidenzia Pietro Piccioni direttore Coldiretti. “Le 538 operazioni per 146 milioni di euro, delle quali oltre 70 milioni riconducibili alla Puglia, come rappresentato dall’ABI al tavolo al MIMIT – spiega – raccontano un settore che investe e che ha bisogno di un sistema bancario capace di accompagnarlo. Ma i rapporti vanno anche attivati a livello regionale, portando allo stesso tavolo ABI, istituti di credito e rappresentanza agricola, mettendo a sistema garanzie, strumenti ordinari e misure straordinarie. Ma il credito da solo non basta. Dobbiamo lavorare anche sul mercato e sulla distribuzione del valore, per questo è importante il confronto che stiamo costruendo con la GDO. L’obiettivo è uno solo, fare in modo che il valore generato dall’olio pugliese ritorni fino all’olivicoltore, che è il primo anello e quello più esposto della filiera”. Per sostenere i costi di gestione dei frantoi, Coldiretti punta sulla nuova cambiale agraria (dotata di 40 milioni di euro a livello nazionale).
Controlli mirati e tracciabilità con ColtivaItalia

Sul fronte dei mercati, l’associazione chiede verifiche puntuali nei siti di stoccaggio e lungo i canali distributivi per impedire che l’olio estero sfrutti impropriamente il richiamo all’italianità. Un aiuto fondamentale arriverà dal programma ColtivaItalia, che introduce la Banca dati nazionale dei controlli innovativi – basata su risonanza magnetica, mappatura genomica e isotopica – e stanzia 300 milioni di euro (tra il 2027 e il 2029) per il rilancio del settore attraverso il Piano Olivicolo Italiano.
Con oltre 370 mila ettari e 148 mila aziende, ricorda Coldiretti, l’olivicoltura resta il pilastro dell’economia agricola pugliese: difendere il reddito di chi produce, oggi, significa blindare il futuro di un intero territorio.



















