di Enzo Gambin, Antonio Volani, Pierluca Turchi Pierluca e Orazio Strada
La primavera 2026 ha riportato un fenomeno che molti olivicoltori del centro-nord conoscono bene: il ritorno improvviso del freddo in una fase estremamente delicata come la mignolatura. In diversi oliveti, soprattutto negli areali collinari più esposti ai venti, gli apici vegetativi mostrano curvature anomale, foglie giovani con margini imbruniti.
Si tratta di segnali che indicano una risposta fisiologica della pianta, non una fitopatia, e che compaiono quando un brusco calo termico interrompe la normale progressione vegetativa.
La mignolatura è un momento di intensa attività: i germogli si allungano rapidamente, le infiorescenze si distendono, le cellule sono ricche d’acqua e la pianta investe energia nella preparazione della fioritura. È una fase di grande slancio, ma anche di grande vulnerabilità, perché i tessuti giovani, ancora teneri e poco lignificati, reagiscono in modo immediato agli sbalzi termici.

Quando le temperature scendono improvvisamente verso i 5–8 °C, soprattutto in presenza di vento freddo e aria asciutta, le foglie e gli apici più giovani possono andare incontro a una disidratazione rapida. Il vento sottrae umidità ai tessuti, la cuticola sottile non riesce a proteggere le cellule e il risultato è un collasso epidermico che si manifesta con necrosi marginali, imbrunimenti secchi e curvature apicali.
Le foglie vecchie non mostrano sintomi, così come le parti della chioma riparate dal vento o esposte a sud, dove il microclima più caldo ha protetto i tessuti.
È ciò che in agronomia viene definito “allessatura”, un danno secco e netto che ricorda una bruciatura. Le osservazioni di campo mostrano sintomi chiari e coerenti: apici che si piegano verso il basso con un aspetto “a uncino”, foglie giovani con margini secchi e imbruniti, tessuti teneri che appaiono “cotti” dal freddo, mignole che rimangono compatte per alcuni giorni e una crescita disomogenea tra rami esposti e rami interni.

Questo comportamento selettivo conferma l’origine ambientale del danno ed è indicativo di un rallentamento fisiologico temporaneo, non di un attacco parassitario. In presenza di freddo improvviso, l’olivo attiva un meccanismo di protezione: rallenta la crescita, chiude gli stomi, riduce la traspirazione e preserva i tessuti più sensibili. È un comportamento adattativo che permette alla pianta di superare l’evento senza compromettere la fioritura né l’allegagione.
Con il ritorno di temperature più miti, la fisiologia riprende il suo ritmo naturale e i sintomi si stabilizzano senza evolvere. La gestione agronomica in questi casi deve essere improntata alla prudenza: non sono necessari interventi fitosanitari.
È sufficiente sostenere la pianta con biostimolanti a base di estratti di alghe, aminoacidi, glicina-betaina o distillato di legno, utili a ridurre lo stress ossidativo e favorire la ripresa metabolica. È invece opportuno evitare trattamenti potenzialmente stressanti, come rameici in pre-fioritura o fioritura, zolfo o interventi meccanici sulla chioma.
Lo stress da freddo in mignolatura non è una patologia, ma un fenomeno fisiologico che riflette l’instabilità climatica delle ultime stagioni. Riconoscerlo, distinguerlo da altre cause e accompagnare la pianta nella ripresa è oggi una competenza fondamentale per una gestione consapevole dell’oliveto. L’olivo, come sempre, dimostra una straordinaria capacità di adattamento: basta non ostacolarlo e offrirgli il supporto necessario nei momenti critici.



















