Caldo record? Ecco perché non è utile irrorare la chioma dell’olivo

Le temperature record di questi giorni non compromettono l'allegagione, mentre bagnare la chioma può ostacolare l'impollinazione
Tecnica
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Molti olivicoltori sono preoccupati per l’innalzamento delle temperature. Temono che questa vada ad influire sulla capacità del polline e sulla fecondazione. In effetti i dati meteo degli ultimi giorni mostrano temperature massime negli oliveti comprese tra 28 e 32°C, con umidità media del 60–70% e notti fresche attorno ai 18–19°C.

Ma queste condizioni non danneggiano il polline, non bruciano gli stigmi e non compromettono l’allegagione: l’olivo in fioritura inizia a manifestare stress solo oltre i 33–34°C, soprattutto se accompagnati da vento caldo e umidità relativa inferiore al 30%.

In alcuni areali si sono tuttavia registrati picchi locali che hanno raggiunto o superato questa soglia, configurando un vero e proprio colpo di calore in piena fioritura. In tali situazioni, valori termici elevati possono ridurre la vitalità del polline e rallentarne la germinazione sullo stimma, aumentando il rischio di allegagione irregolare, in particolare nelle piante che presentano già un lieve stress idrico o che fioriscono in microclimi più esposti.

Si ricorda che irrorare la chioma la sera non abbassa la temperatura dei fiori: l’acqua evapora rapidamente, non modifica la temperatura interna dei tessuti e non crea un microclima stabile. Con umidità serale superiore al 70%, come in questi giorni, la bagnatura può ostacolare l’impollinazione, poiché il polline al mattino resta umido e pesante per più ore, con una minore capacità di dispersione anemofila. È pertanto fondamentale mantenere un adeguato livello idrico del suolo e preservare la stabilità microclimatica dell’oliveto, evitando interventi fogliari che possano interferire con l’impollinazione.

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Tags: in evidenza, oliveto, olivicoltura, olivo

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