La crisi dell’olio non riguarda solo chi ha le cisterne piene

Dal Veneto, Regione capofila del coordinamento agricolo nazionale, il pieno sostegno a Puglia e Calabria e la richiesta al Ministero di attivare un Tavolo nazionale
Economia
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di Veronica Bertoldo e Enzo Gambin

La crisi del mercato dell’olio extra vergine di oliva è ormai un tema nazionale. Nella seduta del 4 giugno, la Commissione Politiche Agricole della Conferenza delle Regioni ha discusso la situazione su richiesta formale di Puglia e Calabria, che hanno segnalato criticità crescenti legate al calo dei consumi, all’aumento delle giacenze e alla pressione ribassista sui prezzi all’origine. La scelta delle due Regioni di rivolgersi al Veneto non è casuale.
Il Veneto, attraverso l’assessore Dario Bond, ricopre attualmente il ruolo di Regione capofila del coordinamento agricolo nazionale, guidando i lavori della Commissione Politiche Agricole. È in questa veste che ha ricevuto la nota congiunta di Puglia e Calabria e ha assunto il compito di rappresentare la posizione delle Regioni italiane presso il Ministero dell’Agricoltura.

L’assessore regionale Dario Bond

Pur non vivendo le stesse difficoltà delle grandi regioni olivicole del Sud, il Veneto ha condiviso pienamente la necessità di un intervento nazionale. La produzione regionale, infatti, è assorbita quasi interamente dal consumo familiare, dalla vendita diretta e dai canali locali; non vi sono volumi di extra vergine da collocare all’ingrosso e non si registrano pressioni sui prezzi all’origine. La Regione riconosce, però, che la crisi in atto riguarda l’intero sistema Paese, il valore dell’olio extra vergine italiano è un patrimonio comune, e la sua tutela richiede una strategia condivisa.

Per questo motivo, il Veneto ha trasmesso al Capo di Gabinetto del Ministro Lollobrigida la richiesta di attivare un Tavolo di crisi nazionale, finalizzato a introdurre misure straordinarie di sostegno alla filiera e di valorizzazione dell’olio extra vergine d’oliva italiano.

Le Regioni chiedono interventi per contrastare le distorsioni di mercato, rafforzare i controlli sulla genuinità del prodotto, promuovere i consumi di olio nazionale e valutare l’attivazione dello stoccaggio privato provvisorio, misura già utilizzata nella crisi del 2019-2020 e prevista dal Regolamento UE 1308/2013.

Il contesto di mercato conferma la necessità di un’azione coordinata. A maggio, secondo i dati di settore, le uscite totali di olio d’oliva hanno subito una forte contrazione, attestandosi a poco più di 73.600 tonnellate. I report Nielsen confermano un calo dei consumi domestici per il quarto mese consecutivo, mentre le giacenze nazionali monitorate da ICQRF–Frantoio Italia restano elevate, con livelli che continuano a destare attenzione in tutte le principali categorie di olio. La Grande Distribuzione gestisce gli stock con estrema prudenza, senza stimoli ai consumi, e le quotazioni continuano a mostrare segnali di flessione.

In questo scenario, il ruolo del Veneto come Regione capofila assume un valore strategico, coordinare le Regioni, rappresentare le esigenze della filiera presso il Governo e sostenere un percorso condiviso per garantire stabilità, trasparenza e sostenibilità economica al settore olivicolo nazionale.

La crisi non riguarda solo chi ha le cisterne piene, ma l’intero sistema Italia, che deve difendere il valore del proprio extravergine e la competitività di una filiera che rappresenta un patrimonio economico, culturale e identitario.

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Tags: Crisi olio, in evidenza, olio extravergine, Veneto

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