L’olio italiano sta vivendo una brusca inversione di marcia oltreoceano. A lanciare l’allarme sono i dati dell’US Census Bureau relativi al primo quadrimestre del 2026 (gennaio-aprile), elaborati dall’Osservatorio sul mercato oleario di Certified Origins. I numeri descrivono una vera e propria picchiata commerciale: l’export verso gli Stati Uniti è crollato del 40% in valore, scendendo da 370 a 223 milioni di dollari, accompagnato da una contrazione dei volumi pari al 33%.
La causa principale di questa brusca frenata, secondo l’analisi, è da ricercarsi nei dazi doganali statunitensi che colpiscono i prodotti agroalimentari di fascia premium. Va aggiunto che penalizzato è principalmente il 100% italiano, mentre le Igp – in particolare Toscano e Sicilia ben radicate nel mercato a stelle e a strisce – hanno retto meglio. “C’è ovviamente stato un calo in valore – spiega il presidente del Consorzio dell’Igp Sicilia, Mario Terrasi – perché il prezzo della bottiglia è sceso, ma a livello di volumi la frenata è stata meno impattante, intorno al 10%. Viceversa, per il 100% italiano, purtroppo, oggi il problema non è solo il mercato americano, ma è è il mercato globale”.
L’importanza vitale del mercato americano
Gli Stati Uniti, come noto, non sono semplicemente un acquirente tra i tanti, ma è il primo mercato di destinazione in assoluto, capace di assorbire da solo circa il 32,2% dell’intero volume di olio d’oliva esportato dall’Italia.
Gli USA rappresentano un motore economico insostituibile a livello globale, secondo solo a Spagna e Italia per consumo complessivo. Per questo motivo la Naooa (North American Olive Oil Association) sta intensificando le pressioni su Washington per ottenere un’esenzione tariffaria specifica, ricordando che il mercato statunitense è strutturalmente dipendente dalle importazioni e non può autosostenersi.
Nonostante la gravità della congiuntura attuale, gli analisti invitano a non cedere al pessimismo nel lungo periodo. Le proiezioni strutturali indicano che la domanda globale di olio di alta qualità continuerà a crescere e che proprio i mercati attualmente sotto pressione tariffaria, Stati Uniti in testa, torneranno a essere i principali motori dello sviluppo strategico del comparto. Per gli operatori italiani, la sfida immediata sarà blindare il presidio di questi territori chiave attraverso una promozione coordinata e la massima tracciabilità della filiera.



















