UE, chiariti gli aiuti all’olivicoltura: il tetto resta al 75%

Bruxelles conferma i limiti agli aiuti per il settore olivicolo e fissa al 70% quelli per ortofrutta e patate. Al centro anche la forza della rappresentanza
Economia
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di Veronica Bertoldo e Enzo Gambin

Le perplessità del settore olivicolo sul Regolamento (UE) 2026/1739 trovano finalmente una risposta chiara.
A seguito dei rilievi condotti a Bruxelles dalla Regione del Veneto, in veste di Coordinatrice della Commissione Politiche Agricole delle Regioni, la Commissione Europea ha illustrato i criteri che hanno guidato la stesura della norma, che si articolano su tre nodi fondamentali:

1. Il tetto massimo del 75% per l’olivicoltura
L’assenza di un incentivo aggiuntivo per i giovani olivicoltori non deriva da un disinteresse tecnico. La Commissione ha chiarito che il 75%, già previsto dai Programmi Operativi dell’olio (OCM Olivicolo, Reg. UE 2021/2115), rappresenta il tetto massimo di aiuto consentito dalla normativa europea per questo comparto.

A supporto di questa scelta, Bruxelles ha evidenziato tre profili chiave:
– l’olivicoltura gode già della copertura più alta in ambito UE, con il 75% di contributo a fondo perduto riconosciuto nei Programmi Operativi per ammodernare impianti e frantoi; il settore si colloca ben al di sopra della soglia ordinaria del 50% prevista per gli altri investimenti agricoli;
– le regole europee impediscono di cumulare le premialità per il ricambio generazionale oltre i massimali previsti dal Piano Strategico della PAC; iIl 75% rappresenta un tetto valicabile solo a rischio di infrangere i limiti UE sugli aiuti di Stato;
– fissare un tetto rigido al 75% serve a evitare disparità di trattamento; in questo modo si garantisce un equilibrio tra le aziende che partecipano ai programmi delle Organizzazioni di Produttori (OP) e quelle che accedono ai contributi attraverso i classici bandi dello Sviluppo Rurale (FEASR).

2. I vincoli finanziari per ortofrutta e patate
L’innalzamento dal 50% al 70% degli aiuti agli investimenti per i giovani conduttori ortofrutticoli e pataticoli rappresenta un importante passo in avanti, ma la soglia non potrà essere spinta fino al 75%.

La decisione di fissare il tetto al 70% è dipesa da stringenti vincoli di bilancio della Politica Agricola Comune (PAC).
Trattandosi di settori caratterizzati da un’elevata concentrazione di interventi e da numerose OP distribuite in tutti e 27 gli Stati membri dell’Unione Europea, la Commissione ha dovuto bilanciare l’incentivo al ricambio generazionale con la sostenibilità della spesa, evitando il rischio di un esaurimento precoce delle risorse dei Piani Strategici Nazionali.
L’aliquota del 70% costituisce quindi il punto di equilibrio massimo del negoziato, calibrato per estendere il beneficio alla maggior platea possibile per l’intera durata della programmazione.

3. L’architettura della rappresentanza e le dinamiche di filiera a Bruxelles
Dall’analisi delle dinamiche negoziali in sede comunitaria emerge una chiara differenza nella conformazione e nella capacità d’impatto dei diversi comparti: l’ortofrutta beneficia di una rappresentanza fortemente strutturata a livello sovranazionale, sostenuta da grandi OP e unioni trasversali a più Stati membri (sia del Nord sia del Sud Europa). Questa trasversalità geografica facilita la costruzione di alleanze strategiche ad ampio raggio presso le istituzioni europee.

L’olivicoltura risente di una frammentazione strutturale storica, legata alla prevalenza di micro e piccole aziende e a una forte caratterizzazione territoriale. Essendo la produzione concentrata nei soli Paesi del bacino mediterraneo (Italia, Spagna, Grecia, Portogallo), il settore incontra maggiori complessità nel costruire un fronte negoziale politicamente trasversale a tutti i 27 Paesi membri.

4. Le prospettive per la programmazione del settore
Considerati i riscontri ufficiali, l’impianto normativo resta confermato nella sua formulazione attuale, senza margini per correttivi immediati sulle percentuali di contributo.
L’iniziativa di verifica promossa dalla Regione del Veneto e l’interlocuzione diretta con le istituzioni comunitarie hanno consentito, però, di fare piena luce su meccanismi complessi.

Per le Organizzazioni di Produttori e per le giovani imprese si tratta di un passaggio di trasparenza fondamentale: conoscere con certezza i confini normativi e le dinamiche negoziali di Bruxelles rappresenta il primo passo per programmare gli investimenti futuri e per costruire, in vista dei prossimi appuntamenti comunitari, una rappresentanza di filiera più solida, unita e incisiva.

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Tags: in evidenza, oliveto, olivicoltura

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