Il frantoiano? Schiacciato tra olivicoltori e imbottigliatori

In Commissione Senato la richiesta di un sostegno concreto
Economia
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Equiparare, nella nuova OCM, i frantoiani ai produttori di olive e prevedere per essi risorse specifiche da dedicare ad investimenti nel settore della trasformazione e commercializzazione, con finanziamento diretto alle aziende, in analogia a quanto già attuato per l’OCM vino che vede quali beneficiari delle misure, non solo gli imprenditori agricoli, ma anche le imprese di trasformazione.
È la richiesta che Aifo, Associazione Italiana Frantoiani Oleari, insieme alla Cna – per il tramite della prof.ssa Maria Lisa Clodoveo dell’Università di Bari (nella foto) – ha formalizzato in Commissione Agricoltura del Senato, con l’obiettivo di superare l’attuale impostazione della PAC 2023 e del Piano Strategico Nazionale laddove si assegnano maggiori opportunità alle Organizzazioni di Produttori (Op), ritenendo che i produttori olivicoli rappresentino l’anello debole da tutelare.
Un orientamento, questo, che secondo Aifo e Cna penalizza i frantoiani i quali, nella realtà, sono compressi, come categoria e opportunità di reddito, tra gli olivicoltori che fissano il prezzo delle olive a monte della campagna olearia e gli imbottigliatori che determinano il prezzo dell’olio a valle della campagna stessa, trovandosi spesso nella condizione paradossale per la quale i costi di acquisizione della materia prima e i costi di trasformazione non sono coperti dal prezzo di acquisto dell’olio.
In tale contesto è stata ribadita l’importanza del mastro oleario, figura imprenditoriale artigiana che coordina la fase di molitura delle olive e presiede alla fase di confezionamento dell’olio di oliva, strategica per il comparto per cogliere le sfide del cambiamento nel rispetto della tradizione, ma con uno sguardo attento all’innovazione e alle nuove tendenze di un mercato in continua evoluzione. Una figura prevista dalla legge regionale della Puglia e che si auspica possa essere recepita a livello nazionale, perché attraverso la professionalità del mastro oleario (ingegno, abilità, perizia tecnica) e dai contenuti immateriali che trasferisce al prodotto (storia dell’azienda e della famiglia, tutela del territorio e della biodiversità, del la sua storia, paesaggio, cultura e tradizione) nasce l’olio extravergine di oliva artigianale. Un olio la cui promozione va inserita nel Piano Olivicolo Nazionale per renderlo riconoscibile al consumatore e attribuire il premio di prezzo di alta qualità.

L’intervento della prof.ssa Colodoveo

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