L’olivicoltura del Nord Est resiste alla siccità

Gambin (Aipo): "Ma le aspettative erano decisamente maggiori"
Economia
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Stretta nella morsa del caldo e della siccità, l’olivicoltura del Nord Est tiene botta, grazie ad un’ottima fioritura e una discreta allegagione. Enzo Gambin (nella foto), diretto di Aipo, l’Associazione interregionale produttori olivicoli forte di 6 mila produttori e 51 frantoi, prova a fare sintesi:
Le olive non mancano – spiega – ma si sente il danno dovuto all’assenza d’acqua. Dopo un’annata come quella scorsa dove praticamente non abbiamo raccolto, questa avrebbe dovuto essere un’annata di carica. Ma dovremo accontentarci di una produzione inferiore alle attese. Certo, la stagione è molto lunga, le drupe per il momento non superano i 10 millimetri e confidiamo che possano restare sulla pianta, magari sostenute da una pioggia che dicono potrebbe arrivare a fine settimana, ancorché oltre alla siccità qui da noi c’è un costante vento che di certo non aiuta”.
L’irrigazione copre in Veneto circa il 17% della superficie olivicola regionale che è di 5 mila ettari, stessa percentuale più o meno identica in Friuli Venezia Giulia dove gli ettari sono 450, mentre in Trentino possono considerarsi irrigui tutti i 400 ettari presenti.
L’Aipo sostiene i propri associati con puntuali bollettini anche video, di cui proprio ad Enzo Gambin è affidato il ruolo di speaker: “Stiamo consigliando in questi giorni un intervento di pulizia generale contro la tignola, le cocciniglie minori ed i parassiti che potrebbe avere un positivo effetto anche contro la prima generazione della mosca. Per quest’ultimo aspetto stiamo monitorando gli oliveti, auspicando che il caldo e gli effetti del trattamento di pulizia generale possano risparmiarci un ulteriore intervento”.

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