“Sull’olio il doppio binario del Masaf crea solo caos”

Paolo Mariani, presidente di Assofrantoi: «Due incontri lo stesso giorno con parti diverse mna sullo stesso tema, una con il ministro e una con il sottosegretario. Così non va proprio"
Economia
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“Se la Cambiale Frantoi serve davvero a dare ossigeno alle imprese, noi siamo i primi a riconoscerne il valore. Ma proprio perché è una misura importante, chiediamo chiarezza anche sui metodi. Non possiamo avere un tavolo al MIMIT e, contemporaneamente, un altro percorso al MASAF, con interlocutori e rappresentanze differenti, per affrontare lo stesso problema. La filiera ha bisogno di sapere chi coordina, quali sono gli obiettivi e quali saranno i prossimi passi.”

Paolo Mariani, presidente di Assofrantoi, apprezza la decisione del Ministero dell’Agricoltura ma pone una questione di metodo: il modo in cui il Governo ha gestito il confronto con la filiera e, in particolare, la sovrapposizione tra  gli incontri avuti da una parte dal ministro Francesco Lollobrigida e dall’altra dal sottosegretario Patrizio La Pietra.

Paolo Mariani

Presidente Mariani, partiamo da un elemento positivo: la Cambiale Frantoi è una buona notizia?
“Sì, senza esitazioni. È una misura che va nella direzione giusta e che risponde a un’esigenza reale dei frantoi. La dotazione di 40 milioni di euro e la possibilità di ottenere finanziamenti a tasso zero fino a 50 mila euro possono rappresentare un sostegno importante per imprese che arrivano alla nuova campagna con una forte esposizione finanziaria. I frantoi devono avere liquidità per acquistare le olive e continuare a svolgere il loro ruolo all’interno della filiera. Da questo punto di vista, il provvedimento è condivisibile”.

E allora qual è il problema?
“Il problema non è la Cambiale. È il metodo. Il giorno 17 settembre si è svolto al MIMIT un incontro sulla crisi del comparto oleario. Erano presenti il ministro Adolfo Urso, il sottosegretario al MASAF Patrizio La Pietra e rappresentanze della filiera. Si è parlato espressamente delle difficoltà finanziarie dei frantoi, dell’accesso al credito, del rapporto con il sistema bancario e della necessità di affrontare anche il tema della Grande Distribuzione Organizzata. Il giorno successivo arriva l’annuncio del MASAF sulla Cambiale Frantoi”.

Lei vede una contraddizione?
“Vedo sicuramente un doppio percorso istituzionale che lascia interrogativi. Da una parte c’è un tavolo al MIMIT, nel quale si affrontano i problemi della filiera e si individuano possibili percorsi di intervento. Dall’altra, praticamente contemporaneamente, il MASAF porta avanti un proprio percorso e presenta una misura già definita. Il punto non è stabilire chi abbia avuto l’idea o chi debba intestarsi il risultato. Il punto è che una filiera in difficoltà non può essere chiamata a confrontarsi su un tavolo mentre, parallelamente, se ne costruisce un altro”.

È questo che lei definisce un “doppio binario”?
“Esattamente. E il rischio è che questo doppio binario venga percepito come una sorta di doppia interlocuzione con la filiera. Noi non contestiamo il provvedimento. Contestiamo il fatto che non si sia avuta l’impressione di un percorso istituzionale unico e condiviso. Quando ci sono due ministeri coinvolti, diverse rappresentanze e problemi che riguardano l’intera filiera, serve una regia. Non possono esserci percorsi paralleli che rischiano di sovrapporsi o, peggio, di contraddirsi nella percezione degli operatori”.

Secondo lei, quindi, il MASAF avrebbe dovuto coordinarsi maggiormente con il MIMIT?
“Sì. E non soltanto per una questione formale. Il comparto oleario non è fatto soltanto di produzione agricola. Ci sono imprese industriali, commercio, trasformazione, confezionamento, credito e mercato. È una filiera complessa, e proprio per questo richiede un coordinamento altrettanto complesso. Se il MIMIT convoca un tavolo per affrontare la crisi e il giorno dopo il MASAF presenta una misura sulla quale si stava discutendo, è inevitabile che gli operatori si chiedano quale sia il reale percorso istituzionale”.

C’è il rischio che la Cambiale venga utilizzata per attribuire un merito politico anziché come risposta di sistema?
“È proprio quello che vorremmo evitare. Una misura di questo tipo non dovrebbe essere presentata come il risultato di una singola componente istituzionale o di una parte della filiera. Dovrebbe essere considerata una risposta del sistema alle difficoltà del settore. Il problema è troppo serio per trasformarlo in una gara a chi arriva per primo o a chi comunica per primo il risultato”.

Ma la situazione dei frantoi è davvero così grave?
“Sì. Le giacenze elevate hanno immobilizzato capitale e questo significa che molte imprese si trovano ad affrontare la nuova campagna con risorse finanziarie già impegnate. Il rischio è concreto: se il frantoio non dispone della liquidità necessaria, diventa più difficile acquistare e lavorare la nuova produzione. Per questo la Cambiale può essere importante. Ma deve essere accompagnata da una strategia più ampia”.

Quali sono i problemi che restano aperti?
“Le giacenze, innanzitutto. Poi la formazione dei prezzi, la collocazione dell’olio italiano, la concorrenza internazionale e i rapporti all’interno della filiera. Al tavolo del MIMIT erano emerse anche altre questioni: la ricognizione degli strumenti finanziari disponibili, il confronto con l’ABI sul credito e l’interlocuzione con la GDO sulle dinamiche di mercato. Sono temi che non possono scomparire semplicemente perché è stata annunciata una misura da 40 milioni”.

Che cosa serve adesso?”
“Serve una politica di filiera. E serve che tutte le componenti siano realmente coinvolte. Il mondo dei frantoi chiede da tempo di non essere considerato soltanto come un servizio alla produzione agricola. I frantoi sono imprese, con problemi finanziari, occupazionali e commerciali specifici. Per questo chiediamo una regia istituzionale unica, un confronto collegiale e una comunicazione coordinata”.

E sul piano operativo?”
“Servono procedure snelle. La Cambiale è importante proprio perché interviene sulla liquidità. Se poi per accedere alle risorse si costruisce un percorso burocratico complicato, si rischia di vanificare parte dell’effetto della misura. Abbiamo bisogno di strumenti che arrivino rapidamente alle imprese”.

Presidente, c’è anche un tema politico dietro questa vicenda?
“Io mi auguro che i problemi del settore olivicolo non diventino strumentali alla campagna elettorale. Il comparto ha bisogno di risposte, non di contrapposizioni istituzionali”. Se la Cambiale Frantoi serve davvero a dare ossigeno alle imprese, noi siamo i primi a riconoscerne il valore. Ma proprio perché è una misura importante, chiediamo chiarezza anche sui metodi. Non possiamo avere un tavolo al MIMIT e, contemporaneamente, un altro percorso al MASAF, con interlocutori e rappresentanze differenti, per affrontare lo stesso problema. La filiera ha bisogno di sapere chi coordina, quali sono gli obiettivi e quali saranno i prossimi passi.”

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Tags: crisi dell'olio, in evidenza, olio di oliva

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