Con la conclusione della raccolta delle olive molti olivicoltori considerano terminata la stagione agraria. In realtà, dal punto di vista fitosanitario, proprio le settimane successive alla raccolta rappresentano uno dei momenti più importanti per impostare correttamente la campagna dell’anno successivo.
Le operazioni di distacco delle drupe, soprattutto quando eseguite con abbacchiatori pneumatici, elettrici o con scuotitori meccanici, provocano inevitabilmente numerose microferite a carico di rami, rametti e branchette produttive. Queste lesioni costituiscono una naturale porta d’ingresso per diversi agenti patogeni che possono insediarsi durante il periodo autunnale e invernale, favorito da piogge, elevata umidità relativa e frequenti bagnature fogliari.
Per questo motivo il trattamento post-raccolta rappresenta una pratica preventiva di elevato valore agronomico, particolarmente negli areali caratterizzati da autunni piovosi e da una storica presenza di malattie fungine e batteriche.
Il ruolo del rame
I formulati rameici continuano a rappresentare il principale strumento di protezione dopo la raccolta. La loro azione non è curativa ma preventiva, gli ioni rame rilasciati sulla superficie della vegetazione creano un ambiente sfavorevole alla germinazione delle spore fungine e alla moltiplicazione di numerosi batteri fitopatogeni.
Nell’olivo l’impiego del rame trova una particolare giustificazione nella prevenzione di due importanti avversità, l’Occhio di pavone (Venturia oleaginea) e la Rogna dell’olivo (Pseudomonas savastanoi pv. savastanoi).
Nel caso dell’Occhio di pavone, le infezioni si verificano frequentemente proprio durante i mesi autunnali e primaverili, quando le foglie rimangono bagnate per molte ore consecutive. Le infezioni che si instaurano in autunno possono manifestarsi soltanto diversi mesi più tardi, determinando filloptosi precoce, riduzione della superficie fotosintetica e conseguente diminuzione del potenziale produttivo della pianta.
Per quanto riguarda la Rogna dell’olivo, batteriosi tipicamente associata a ferite e lesioni meccaniche, il periodo successivo alla raccolta rappresenta uno dei momenti di maggiore rischio. Le microlesioni provocate dalle operazioni di raccolta, unite alle condizioni di elevata umidità, favoriscono infatti la penetrazione del batterio nei tessuti vegetali.
Distillato di legno e zinco
Negli ultimi anni molti tecnici stanno associando ai prodotti rameici altre soluzioni complementari, tra cui il distillato di legno (esempio Bio dea) e i formulati contenenti zinco.
Il distillato di legno, ottenuto dalla condensazione dei gas derivanti dalla carbonizzazione controllata del legno, contiene numerose sostanze organiche che possono favorire l’attività microbiologica dell’ambiente fogliare e contribuire indirettamente alla resilienza della pianta nei confronti degli stress ambientali.
Lo zinco, invece, è un microelemento essenziale coinvolto in numerosi processi enzimatici e metabolici; il suo apporto nel periodo post-raccolta può contribuire a mantenere efficiente l’attività fisiologica della chioma e favorire una migliore ripresa vegetativa nella stagione successiva.
Conclusioni
La raccolta non si conclude quando l’ultimo bin di olive lascia il campo per andare in frantoio, ma quando l’oliveto viene messo in sicurezza. Dedicare una finestra di lavoro al trattamento disinfettante post-raccolta è un gesto di cura fondamentale per garantire la salute, la longevità e la continuità produttiva degli olivi.



















