“Anticipare la concimazione subito dopo la raccolta”

Gambin, direttore Aipo: "Queste sono temperature ideali"
Tecnica e Ricerca
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“In letteratura scientifica la concimazione in oliveto è indicata tra gennaio e febbraio, ma a causa dei cambiamenti climatici varrebbe la pena anticiparla subito dopo la raccolta”.
Il direttore di Aipo, Associazione interregionale produttori olivicoli, Enzo Gambin (nella foto) lo suggerisce spiegando: “A queste temperature le radici lavorano ancora bene, assorbono molto e la concimazione fatta ora permetterebbe di creare un deposito di sostanze di riserva importante per la pianta. Gli inverni infatti sono miti, ma poi, una volta arrivato il freddo, il riscaldamento è lento a venire. Le radici riprendono ad alimentare la pianta a fine marzo se non ad aprile, quando la temperatura del terreno torna a superare i 10 gradi. Dare dunque concimi in questo periodo permette un buon deposito nelle radici, nel fusto, nelle branche come sostanza proteica. Questa, d’altro canto, è l’ultima parte di induzione floreale che va a completarsi tra novembre e febbraio e garantire ora una gestione equilibrata senza competizione di alimenti nutritivi è vantaggioso, perché parte delle gemme vanno a fiore e parte vanno a legno, creando la giusta armonia che può contribuire ad attenuare l’alternanza produttiva”.
Concimazione anticipata dunque, ma dopo aver effettuato un trattamento rameico. “Una attenzione particolare come difesa fitosanitaria – evidenzia Gambin – va sempre data dopo la raccolta, perché andiamo a togliere le olive utilizzando degli agevolatori meccanici che creano micro-ferite. Queste favoriscono la penetrazione della rogna, batterio particolarmente pericoloso che è sempre più in espansione non solo in Italia, ma nell’intero bacino del Mediterraneo. Ecco perché è importante, al termine della raccolta e comunque entro pochi giorni, che venga effettuato un trattamento fitosanitario utilizzando come sostanza attiva prodotti rameici. Si riscontrano per altro in questa fase anche parassiti fungini, come occhio di pavone, lebbra, piombatura, cancri rameali. Sono tutti in aumento a causa di temperature miti e lunghe ore di bagnatura fogliare, fenomeni questi che ne favoriscono lo sviluppo. Anche su questi i trattamenti rameici, che hanno una funzione battericida e fungicida, sono utili”.
Ultimo capitolo, le potature, che qualcuno fa proprio in fase di raccolta per risparmiare tempo. “Vanno evitate – sottolinea il direttore di Aipo – al massimo si possono togliere polloni, succhioni e rami secchi. Ma per gli interventi di potatura completi meglio aspettare febbraio”.

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