Le indiscrezioni si fanno sempre più insistenti: il termine per gli adempimenti dei frantoi sul portale SIAN potrebbe tornare a 6 giorni, superando la riduzione a 3 giorni lavorativi emersa dalla Conferenza Stato-Regioni del 22 ottobre. Una prospettiva che, se confermata, risponderebbe alle richieste avanzate da più rappresentanze del comparto frantoiano e dell’industria olearia, preoccupate per le ricadute operative della nuova scadenza nel pieno della campagna di molitura.
Al momento non risultano conferme ufficiali di una revisione della decisione. Ma il fronte delle associazioni si è fatto più ampio e al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste si è rafforzata l’opinione che è bene mantenere a 6 giorni il tempo utile per le registrazioni di carico e scarico di olive e olio nel Registro telematico, senza rinunciare agli obiettivi di trasparenza e contrasto alle frodi. Per questo sono in corso contatti e verifiche per trovare la modalità di armonizzare il Decreto ministeriale a quella che in realtà era l’effettiva proposta presentata fuori-sacco in Conferenza Stato-Regioni il 22 ottobre scorso (i 6 giorni appunto), poi modificata nei 3 giorni lavorativi.
La Conferenza Stato-Regioni e la mediazione sui tre giorni lavorativi
Il confronto istituzionale, come noto, aveva portato proprio a questa soluzione intermedia rispetto all’ipotesi iniziale di riduzione dei termini: 3 giorni lavorativi, anziché 3 giorni di calendario. La formulazione era stata accolta nella seduta del 22 ottobre, come risulta dal repertorio ufficiale della Conferenza Stato-Regioni.
Una mediazione che ha attenuato l’impatto della misura, ma che non ha placato le preoccupazioni degli operatori. Per i frantoi, soprattutto quelli piccoli e a conduzione familiare, il problema resta legato alla possibilità concreta di rispettare scadenze più ravvicinate mentre il personale è assorbito dalla ricezione delle olive, dalla molitura e dalla gestione dei conferimenti.
La richiesta di conservare i 6 giorni, del resto, non nasce dopo l’intesa istituzionale. Era già stata formalizzata dalle rappresentanze della categoria prima della riunione, con l’obiettivo di evitare un aggravio amministrativo proprio nel periodo di maggiore intensità produttiva.
Le associazioni: il DAO cambia già le regole della tracciabilità
Tra le argomentazioni che tornano con maggiore frequenza nelle segnalazioni inviate al Ministero c’è il ruolo del Documento di accompagnamento elettronico olivicolo (DAO). Il nuovo strumento, integrato con il SIAN e il Registro telematico dell’olio, nasce proprio per rendere più tempestiva e strutturata la tracciabilità delle movimentazioni lungo la filiera.
È questo il punto sul quale si concentra la richiesta di revisione: se la movimentazione viene già documentata attraverso il DAO, accorciare ulteriormente il termine per le successive annotazioni rischia di aggiungere un vincolo operativo senza un beneficio proporzionato sul piano dei controlli.
La posizione delle associazioni non è dunque una contestazione delle finalità del provvedimento. Trasparenza, legalità e contrasto alle frodi sono obiettivi condivisi dal settore. La questione riguarda piuttosto la proporzionalità degli strumenti e la necessità di evitare sovrapposizioni burocratiche che sottraggano risorse al lavoro produttivo.
Il Ministero, nel presentare il DAO, ha sottolineato proprio l’integrazione tra i sistemi digitali e la disponibilità di informazioni utili alle autorità di controllo. Per le organizzazioni che chiedono il ripristino dei sei giorni, questa evoluzione tecnologica dovrebbe essere considerata nel definire i tempi degli adempimenti ordinari.
Frantoiani e industria olearia: una richiesta che attraversa la filiera
Le criticità sono state evidenziate da più voci. FOA Italia, Associazione Frantoiani di Puglia, Associazione Mastri Oleari, CNA Agroalimentare hanno dato voce al settore della trasformazione ribadendo la necessità di mantenere il termine precedente, sottolineando come il DAO assicuri già una tracciabilità preventiva delle movimentazioni. La preoccupazione riguarda in particolare le piccole e medie imprese, per le quali la riduzione dei tempi può tradursi in maggiori difficoltà organizzative e in un aumento del rischio di irregolarità formali.
A queste istanze si è aggiunta la posizione dell’industria olearia. ASSITOL ha richiamato l’attenzione sui costi aggiuntivi e sulle risorse umane che nuovi adempimenti possono sottrarre alla gestione aziendale, in una fase già complessa per la competitività dell’olio italiano.
Il quadro che emerge è quello di una richiesta trasversale: non fermare l’innovazione digitale, ma evitare che la sua introduzione si accompagni a un ulteriore irrigidimento delle scadenze per le registrazioni.
Perché il ritorno a sei giorni avrebbe una logica operativa
Nel pieno della campagna olearia, molti frantoi lavorano con turni prolungati e organici ridotti. Le priorità sono la gestione delle olive in ingresso, la continuità della lavorazione e il controllo della qualità del prodotto. Gli adempimenti amministrativi restano indispensabili, ma devono essere compatibili con l’organizzazione reale delle imprese.
Il termine di 6 giorni ha rappresentato finora un margine operativo per completare le registrazioni senza compromettere la gestione quotidiana degli impianti. La riduzione a 3 giorni lavorativi, pur escludendo i festivi, restringe sensibilmente questa finestra, soprattutto nelle strutture che non dispongono di personale dedicato esclusivamente alle pratiche amministrative.
Da qui la richiesta di distinguere tra l’esigenza di conoscere tempestivamente gli spostamenti del prodotto e quella di completare le annotazioni nei registri. Secondo le associazioni favorevoli al ripristino, il DAO consente già di rafforzare il primo aspetto; mantenere 6 giorni per il secondo permetterebbe di salvaguardare l’efficienza dei controlli senza appesantire inutilmente il lavoro dei frantoi. Ora si attende la comunicazione ufficiale del Ministero.


















