Nel Dna degli olivi monumentali le chiavi per l’olivicoltura del futuro

Uno studio su alberi secolari rivela genotipi inediti e possibili casi di poliploidia: un patrimonio strategico per affrontare le sfide climatiche
Tecnica
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Gli olivi monumentali non sono soltanto testimoni della storia agricola del Mediterraneo. Nel loro Dna possono essere conservate informazioni preziose sull’origine delle cultivar, sulle antiche pratiche di innesto e su un patrimonio genetico che potrebbe assumere un ruolo strategico per l’olivicoltura del futuro.

A confermarlo è il nuovo studio Deciphering centuries of selection: genetic structure and reproductive screening in Basilicata and Calabria’s ancient olives, pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Frontiers in Plant Science. La ricerca ha interessato 347 olivi di Calabria e Basilicata, 172 dei quali monumentali, analizzati attraverso marcatori genetici nucleari e cloroplastici e mediante la caratterizzazione del sistema di autoincompatibilità dell’olivo.

I risultati mostrano una biodiversità sorprendente. Sono stati individuati 114 genotipi distinti non catalogati, ben 72 dei quali in Calabria. In alcuni marcatori la popolazione calabrese ha evidenziato una variabilità genetica particolarmente elevata: al locus DCA16, ad esempio, sono stati rilevati 33 alleli, uno in più rispetto ai 32 presenti nel campione mondiale utilizzato come confronto.

È proprio dalla Calabria che arriva uno dei risultati più interessanti dello studio. Tre individui, identificati come GRE05, RAN01 e RAN02, hanno mostrato più di due alleli in otto dei dieci loci SSR analizzati. Un comportamento inatteso per Olea europaea, specie normalmente considerata diploide, e che ha portato i ricercatori a formulare l’ipotesi di una possibile poliploidia. Le analisi sono state ripetute più volte per verificare il risultato e, inoltre, in tutti e tre gli alberi il profilo genetico della chioma è risultato identico a quello del portinnesto. Gli individui potrebbero quindi essere anche non innestati e autoradicati.Saranno necessari ulteriori approfondimenti, in particolare analisi citometriche o citogenetiche, per confermare definitivamente la ploidia. Se il dato venisse confermato, si aprirebbe un’interessante linea di ricerca sulla caratterizzazione agronomica e fisiologica di questi genotipi e sul loro possibile valore nell’ambito della conservazione e del miglioramento genetico dell’olivo.

Thomas Vatrano

Alla ricerca ha partecipato anche il dottore agronomo Thomas Vatrano, PhD, da anni impegnato nello studio, nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio olivicolo calabrese. Un’attività condotta direttamente sul territorio, attraverso l’individuazione e lo studio di olivi monumentali, cultivar locali e genotipi meritevoli di conservazione e approfondimento. Un impegno che OlivoNews aveva già raccontato in occasione del lavoro condotto sulla cultivar Pennulara, dove Vatrano era stato indicato tra i protagonisti delle attività rivolte alla salvaguardia del germoplasma olivicolo regionale. Vatrano è inoltre Corrispondente dell’Accademia Nazionale dell’Olivo e dell’Olio di Spoleto e collaboratore/corrispondente di OlivoNews, per il quale da tempo approfondisce temi legati alla tecnica agronomica, alla biodiversità e all’innovazione in olivicoltura.

«La Calabria custodisce un patrimonio olivicolo che conosciamo ancora soltanto in parte – sottolinea Vatrano –. Individuare genotipi non catalogati e caratteristiche genetiche così particolari dimostra quanto sia importante continuare a cercare, studiare e soprattutto conservare questi alberi. Non rappresentano soltanto la nostra storia: potrebbero custodire caratteri utili per costruire l’olivicoltura del futuro».

Un olivo monumentale

Lo studio ha permesso anche di ricostruire alcune delle antiche pratiche di propagazione dell’olivo. In 34 casi, infatti, il genotipo della chioma è risultato differente da quello del portinnesto, un dato coerente con storiche operazioni di innesto.

L’analisi del Dna cloroplastico ha inoltre evidenziato la presenza delle linee materne E1 ed E2. I risultati suggeriscono che diversi portinnesti locali abbiano conservato l’antica componente genetica E2 del Mediterraneo centro-occidentale, mentre molte chiome coltivate appartengono alla linea E1, associata alla diffusione del germoplasma dal Mediterraneo orientale.

Gli olivi monumentali diventano così veri archivi biologici della storia agricola mediterranea: nelle loro radici può sopravvivere il patrimonio degli antichi oleastri locali, mentre nelle chiome rimane impressa l’opera di selezione e propagazione effettuata dagli agricoltori nel corso dei secoli.Ed è probabilmente questo il messaggio più importante della ricerca: tutelare gli olivi antichi non significa soltanto conservare il paesaggio e la memoria rurale. Significa proteggere una riserva genetica ancora in parte sconosciuta, che potrebbe rivelarsi preziosa per affrontare cambiamenti climatici, nuove fitopatie e le sfide dell’olivicoltura dei prossimi decenni.

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Tags: in evidenza, olivi monumentali, Olivi secolari, olivicoltura

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