Dall’11 al 13 settembre 2026, ospiti del dott. Del Re nell’Oasi Naturalistica e di Preghiera Ferdinando Del Re ETS di Torino di Sangro (CH), la Scuola Potatura Olivo ha riunito i propri accreditati per tre giornate di allineamento. Sui 120 presenti, 104 erano potatori certificati e maestri potatori accreditati.

Ad aprirle, la presentazione di Ripensare l’olivicoltura di Giorgio Pannelli e Barbara Alfei (Edagricole). Dopo un lungo momento di commozione per il vuoto lasciato da Pannelli, si sono susseguite le relazioni moderate dal formatore Raffaele Antonello che con Alfei ha percorso il libro capitolo per capitolo, tornando più volte sul pensiero del «Maestro Giorgio»: conoscenza trasmessa senza se e senza ma.

Antonino Filippo Lonobile ha ricordato l’uomo di scienza «aperto ad ampie visioni progettuali» con cui ha ideato e realizzato la Scuola: progetto di territorio e di lavoro per i giovani – un lavoro che dalla potatura comincia, non finisce. Ed ha concluso: «Se la rivoluzione olivicola del Novecento ha avuto per protagonisti Roventini e Morettini, Pannelli è l’uomo che l’ha riportata alla luce e ce l’ha consegnata da terminare. A lui si deve un approccio scientifico e rispettoso della pianta, che per i più resta ancora un’intuizione. Ci ha regalato l’Amore per l’Olivo. Per noi significa renderlo longevo, custodirlo, senza affidarlo a impianti-timer(cdA) la cui scala del tempo finisce con la desertificazione. Gli Olivi che ci piacciono stanno in un posto chiamato OLI-Cert®, Oliveto Certificato, inerbito, con varietà nazionali e locali, a Vaso Policonico, quello vero, quello della Scuola Pannelli, chioma alta e Cime Signoreggianti».

L’oliveto rigenerativo che la Scuola rivendica – inerbito, residui di potatura trinciati sul posto invece che bruciati – ha ormai numeri suoi. In oliveti seguiti per quattro stagioni, cotica spontanea più residui trinciati hanno immagazzinato 1,4 tonnellate di carbonio per ettaro all’anno nei primi 30 cm di suolo, contro 0,91 del lavorato: in CO₂ sono 5,1 tonnellate contro 3,3 (1). Con OLI-Cert si va oltre, perché amiamo anche i batteri, i funghi, gli anellidi: la sostanza organica aumenta e l’acqua riprende il suo ciclo (2, 3).
Sull’intera filiera un’analisi del ciclo di vita dà l’extravergine italiano carbon negative (4); un lavoro più recente attribuisce a una bottiglia da un litro +1,93 kg di CO₂ equivalente, e tocca il segno meno solo destinando tutti i residui di potatura a energia con cattura e stoccaggio (5). Dipende da dove passa il confine: se il carbonio fermo nell’albero si conta, oppure no. Noi lo contiamo, e la cifra aumenta con l’aumentare della chioma.

Il secondo giorno la tecnica entra in campo: protagonisti potatori e maestri in oliveto. Leccini dai cinquant’anni in su e piante secolari di Gentile di Chieti e Nebbio, varietà che esistono perché qualcuno le ha tenute in vita, e che una sola generazione di abbandono cancella.
I problemi riscontrati sono tagli improvvisati da chi ignora fisiologia, agronomia e suolo; oliveti che smettono di produrre e vengono lasciati andare. Non è un’impressione. Nel Lazio, incrociando le superfici olivate rilevate da satellite nel 2020 con quelle dei fascicoli aziendali del 2018, il 61% degli ettari resta fuori da ogni gestione attiva; per l’Italia si stimano altri 900.000 ettari a rischio di abbandono entro il 2050 (6). Aumenta la temperatura, spariscono olivi.
La chioma trascurata si paga prima dell’abbandono: con il 60% di ombreggiamento la fotosintesi dell’olivo cala del 35%, la resa in frutti del 67%. Il frutto perde più della fotosintesi perché l’ombra colpisce anche le gemme a fiore (7).

Nel pomeriggio il dibattito dei Maestri Potatori: i lavori cominciati con le tesi e proseguiti fino a farne tecnici iperspecializzati, fino a sera. Il terzo giorno: valutazioni con docenti e discenti, in campo. Ognuno si è portato a casa idee ed esperienze su cui riflettere. Da apportare al Progetto Scuola che, come la chioma degli alberi, non smette di crescere.

Le parole a caldo di Barbara Alfei: «Un’emozione grandissima e profonda commozione hanno accompagnato la mia presentazione del nuovo libro Ripensare l’olivicoltura scritto assieme a Giorgio Pannelli, senza Giorgio Pannelli… ma in realtà lui era con noi, attraverso le immagini, le sue frasi ricorrenti, le sue lezioni di olivo e di vita. Gli approfondimenti tecnici, le proposte per la Scuola, la bella intesa tra formatori, i nuovi stimoli per i maestri, l’aggiornamento professionale per tutti i potatori e la grande occasione di confronto: tutto questo hanno rappresentato le giornate di allineamento a Torino di Sangro. Ma la sensazione più bella è stata quella di sentirci parte di una grande famiglia, composta da amici di lunga data e da nuove conoscenze, da persone straordinarie, entusiaste e ricche di energia… questo voleva Giorgio, e sarà ancora lui a guidare dall’alto la sua famiglia allargata, illuminando il nostro cammino con il sapere, la professionalità, l’umanità, la capacità di emozionarsi e la voglia di andare sempre avanti, come veri Malati di Olivite».

Come si comincia. In Scuola si impara prima in aula, poi in campo: si parte dal corso base e sul lavoro da terra, si prosegue con giornate di potatura, si fa un esame complesso e chi supera la valutazione diventa potatore certificato – il titolo posseduto a questo evento lo avevano 104 dei 120 presenti. Da lì la strada continua fino a maestro potatore e formatore. Calendario, sedi e iscrizioni su scuolapotaturaolivo.it; per informazioni info@scuolapotaturaolivo.it.
Se ti senti della Scuola vieni a farne parte e fai tuo questo nostro motto: «Se non fai parte di un grande progetto, muori per niente!» (A.F. Lonobile).
Bibliografia a richiesta c/o la Scuola Potatura Olivo


















