“In questi ultimi giorni c’è una corsa ad acquistare l’olio in giacenza da parte dell’industria olearia e dei grandi confezionatori. Non basterà per svuotare i silos, ma sicuramente raggiungerà un altro obiettivo: tenere basso il prezzo dell’olio della nuova campagna. A tutto danno di olivicoltori e frantoiani”.
Riccardo Guglielmi, combattivo produttore di Andria, fino a quattro mesi fa a capo del FIOQ – Frantoiani Italiani Olio di Qualità, denuncia un possibile scenario futuro a tinte fosche per il settore olivicolo-oleario italiano. E lo fa snocciolando numeri impietosi.

“Il prezzo dell’olio italiano è sceso dai 6,50 euro di fine campagna olearia scorsa, e dunque tra gennaio e febbraio, ai 4,50 di inizio settembre, quando la borsa di Bari, dopo 8 settimane di silenzio, ha ripreso le quotazioni. E c’è chi ha colto subito l’occasione per fare scorte. A tutto danno dei frantoiani che, compressi tra mancanza di liquidità e necessità di liberare i silos, sono costretti ad assecondare prezzi così stracciati. Per me, che vendo sfuso, ha significato perdere oltre 60 mila euro a cisterna. E come se non bastasse, le quotazioni continuano a scendere”.
Con la quotazione dell’8 settembre a 4,40 euro, la deriva del prezzo dell’olio italiano sembra non arrestarsi. Domani vedremo le nuove quotazioni, ma intanto, ricorda Guglielmi, chi acquista – i grandi confezionatori – sono disposti ad offrire non più di 4,10/4,20 euro.

“Una manovra per svalutare l’olio nuovo e aprire le strade alle carte false con cui continuare il solito andazzo approvvigionandosi di olio straniero a bassissimo costo” lamenta l’imprenditore di Andria. Secondo il quale i confezionatori continueranno a richiedere l’olio della precedente annata, così da spingere al ribasso anche il nuovo. E del resto, di olio in giacenza ce ne è ancora parecchio.
Come ricordato da OlivoNews, è stato il capo dipartimento della Repressione Frodi al Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Felice Assenza, a comunicare che al 31 agosto erano quasi 200 mila le tonnellate stoccate nei silos in giro per l’Italia e di questi 88 mila sono extravergine italiano, 50 mila tonnellate in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
“In questo scenario – conclude Guglielmi – vedremo cosa verrà fuori di nuovo venerdì prossimo alla convocazione al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Ma le premesse, purtroppo, non sono buone”.

















