di Orietta Pavan e Enzo Gambin
La stagione olivicola 2026 sta mostrando un fenomeno che merita attenzione: in diversi areali le trappole da monitoraggio, in particolare quelle cromotropiche e alimentari, stanno catturando una proporzione di femmine superiore rispetto agli anni precedenti. Senza cadere in facili esagerazioni, laddove un tempo si catturava una singola femmina, oggi se ne contano due o tre.
Non si tratta di un’anomalia della specie, né significa che l’attrattivo ormonale per i maschi abbia perso efficacia; si tratta, invece, di una precisa risposta fisiologica e comportamentale della mosca dell’olivo (Bactrocera oleae) alle singolari condizioni climatiche di questa annata.
La mosca dell’olivo è un dittero monofago, geneticamente stabile; non ci sono “mosche diverse” nel 2026: ciò che varia è la dinamica della popolazione attiva e la mobilità differenziata dei due sessi. Quest’anno, la combinazione tra caldo prolungato e una recettività anticipata delle drupe ha modificato il comportamento di volo di maschi e femmine.
Il primo fattore è il comportamento legato al caldo: la mosca non è un insetto termofilo, quando le temperature superano i 32–33 °C rallenta e cerca rifugio nella chioma.
Maschi e femmine, però, non si muovono allo stesso modo sotto stress termico. Il maschio riduce drasticamente il volo e si focalizza sul risparmio energetico nei microhabitat più freschi. La femmina, al contrario, è spinta da un imperativo biologico superiore: la riproduzione. Pur soffrendo il caldo, la pressione alla ricerca di siti di ovideposizione la costringe a rimanere attiva, mobile e in volo per più ore della giornata. Le trappole, di conseguenza, non registrano una scomparsa dei maschi nell’oliveto, ma intercettano molto più facilmente le femmine, proprio perché in questa fase sono decisamente più dinamiche.
Il secondo fattore è la recettività precoce delle drupe: nel 2026, l’oliva è diventata recettiva con anticipo rispetto alla media storica, già dai primi giorni di luglio la polpa presentava un turgore ottimale per l’ovideposizione. Questo stimolo fenologico agisce come una potente calamita biologica per la femmina, accelerandone la maturazione ovarica. Il maschio, privo di questa urgenza fisiologica legata all’oliva, rimane in uno stato di relativa quiete.
Il terzo fattore è l’effetto dei microclimi irrigui o degli areali olivicoli più umidi. Negli oliveti in cui si pratica l’irrigazione o nei fondovalle poco ventilati, le drupe mantengono un turgore idrico superiore e temperature superficiali più contenute. Questi appezzamenti diventano vere e proprie aree di attrazione di massa per le femmine in cerca di bersagli idonei, aumentandone localmente le catture nelle trappole spia rispetto agli oliveti condotti in asciutto.
Dal punto di vista pratico, questa osservazione ha un significato preciso per l’olivicoltore e per i tecnici di campo. Trovare due o tre femmine in più nelle trappole rispetto allo storico non indica necessariamente che la popolazione totale sia esplosa, ma segnala che la componente in grado di fare danno, quella ovidepositiva, è attiva e focalizzata sulla drupa.
Le femmine, spinte dalla maturazione ovarica e dalla necessità di ovideporre, risultano più mobili ed efficienti nella ricerca dell’oliva, mentre i maschi riducono il volo sotto stress termico. La maggiore presenza di femmine nelle catture riflette quindi una diversa efficienza comportamentale, non una variazione biologica della specie.
Questo fenomeno conferma l’importanza del monitoraggio qualitativo, ovvero il riconoscimento del sesso degli individui catturati, e invita a mettere in campo una difesa preventiva, con polveri di roccia o strategie attract and kill, specialmente nei settori irrigui o nelle aree collinari più fresche.



















