Con l’estremizzarsi del clima mediterraneo, caratterizzato da prolungati periodi di siccità intervallati da precipitazioni torrenziali e brevi, l’olivicoltura tradizionale si trova a un bivio critico. Nei terreni collinari o fortemente lavorati, gran parte dell’acqua piovana scivola via per ruscellamento superficiale, portando con sé strati fertili di terreno ed evaporando prima di poter essere assorbita dalle radici.
Per rispondere a questa sfida è nato il progetto HidrOLIVAR, un’iniziativa di ricerca guidata dal gruppo di agronomia dell’Università di Granada (Spagna), che ha sviluppato e testato in campo l’idroinfiltratore: un dispositivo interrato pensato per massimizzare l’efficienza d’uso delle piogge e tutelare la resa dell’oliveto.
Che cos’è l’idroinfiltratore e come funziona
L‘idroinfiltratore è essenzialmente un serbatoio interrato passivo. La sua struttura è composta da:
- Involucro a maglia drenante: una sacca in materiale sintetico o geotessile permeabile che consente l’ingresso e la fuoriuscita graduale dei liquidi.
- Cuore in Biochar: il dispositivo è riempito di carbone vegetale (biochar) ad elevata porosità e capacità assorbente. Il dispositivo viene sotterrato a ridosso dell’area esplorata dall’apparato radicale dell’olivo.
Quando piove, l’acqua di dilavamento che normalmente scorrerebbe lungo la superficie del terreno viene incanalata direttamente verso la maglia sotterranea. I due principali vantaggi agronomici:
- abbattimento dell’evaporazione: l’acqua immagazzinata nel biochar resta protetta dal sole e dal vento di superficie, conservandosi nel sottosuolo;
- rilascio prolungato e mirato: l’umidità viene ceduta lentamente al terreno circostante, mantenendo costante l’idratazione radicale anche durante i periodi secchi.
I risultati delle sperimentazioni sul campo

I dati raccolti al termine del progetto HidrOLIVAR hanno confermato l’efficacia del sistema sia in presenza di piogge moderate sia con precipitazioni di scarsa entità:
- Nutrizione idrica nelle fasi chiave: le riserve accumulate negli idroinfiltratori hanno garantito un apporto d’acqua costante durante momenti fenologici delicatissimi come la fioritura, l’allegagione e il primo accrescimento della drupa.
- Aumento della resa in olio: confrontando le parcelle dotate di idroinfiltratori con quelle di controllo (non trattate), l’incremento di umidità ha portato a un miglioramento sia della produzione totale di olive sia dell’accumulo lipidico (resa in olio).
- Mitigazione dell’erosione: trattenendo l’acqua di scorrimento, l’idroinfiltratore riduce la formazione di solchi d’erosione nei terreni in pendenza
“Inoltre, Hidrolivar – hanno evidenziato i ricercatori nel presentare i risultati – ha integrato sensori di umidità che hanno permesso di progredire nella digitalizzazione degli oliveti, fornendo informazioni accurate per le decisioni in materia di irrigazione e contribuendo a un uso più razionale e sostenibile dell’acqua. Questa combinazione di tecnologie ha dimostrato il potenziale per modernizzare l’olivicoltura e prepararla agli effetti dei cambiamenti climatici”.
Come procurarsi e applicare la tecnologia in azienda
La tecnologia dell’idroinfiltratore si trova al confine tra l’innovazione brevettata da spin-off universitarie e l’applicazione di principi d’ingegneria agraria accessibili. Il prodotto si può acquistare tramite rivenditori specializzati in tecnologie di mitigazione idrica e biochar certificato per uso agricolo (offrono moduli premontati con sacche drenanti pronti all’interro). Possibile anche una realizzazione “Fai-da-te” assemblando autonomamente il dispositivo impiegando tessuto non tessuto (TNT) o maniche filtranti riempite con biochar puro (granulometria 2-8 mm) pre-caricato con micorrize o biostimolanti.
Si suggerisce ad ogni modo una consulenza agronomica da parte di professionisti del settore e un contatto con associazioni di categoria per valutare la possibilità di bandi regionali specifici che sostengono l’acquisto di tali prodotti.



















